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Gelato e letteratura

 

Gelato... in poesia

...Fanciulletto
vezzosetto, su gli ardori del mio petto
almen tu fa che vi cada
la rugiada
congelata di sorbetto
oh come scricchiola tra i denti, e sgretola;
quindi dall'ugola, giù per l'esofago,
freschetta sdrucciola fin nello stomaco...

Francesco Redi, Arianna inferma

...I sorbetti ancorchè ambrati
e mill'altre acque odorose
son bevande da svogliati.....

Francesco Redi, Bacco in Toscana, 1685
E che oltre l'onorario ella mi debba
dar sorbetti e caffé
zucchero ed erba tè,
ottima cioccolata con vainiglia
tabacco di Siviglia,
di Brasile e d'Avana,
e due regali almen la settimana
Pietro Metastasio, L’impresario delle isole Canarie ovvero La cantante e l’impresario, 1724

Oh amabile sorbetto
nettare prezioso e delicato,
benedetto colui che t'ha inventato.
Due cose in questo mondo
mertano il primo onore
il sorbetto gelato e il caldo amore.

Carlo Goldoni, Amore in caricatura, 1761

Ivi è raccolta in neve
la fragola gentil che di lontano
pur col soave odor tradì se stessa;
v'è il salubre limon; v'è il molle latte
v'è con largo tesor culto fra noi
pomo stranier che coronato usurpa
loco a i pomi natii; v'è le due brune
odorose bevande che pur dianzi
di scoppiato vulcan simili al corso
fumanti ardenti torbide spumose
inondavan le tazze; ed or congeste
sonoil rigidi coni a fieder pronte
di contraria dolcezza i sensi altrui.

Giovanni Parini, Il giorno, La notte, frammenti minori, 1801

Una tragedia infantile adorabile mi si va disegnando.
Ecco il cortile: nel cortile in bianco dipinto e in rosso un carretto

Umberto Saba, Il carretto del gelato

...il simbolo
della leggerezza
l'esserci senza parere
il piacere senza pesantezza

Gianni Quilici, 1948

La casa di gelato

Stamattina ho inventato
una casa di gelato,
con il tetto di fragola,
le finestre di lampone
e le porte di cioccolato.

Una nuvola di panna
e di limone
usciva dal camino:
se l'è beccata tutta un uccellino.

Gianni Rodari

E per concludere il divertente rap composto dai bambini di una scuola elementare

(in rete all'indirizzo http://lamaestravisaluta2.blogspot.com/2006/10/gelato-rap.html, consultato il 2-10-2008)

GELATO - RAP

Se non lo hai ancora assaggiato
tu non sai cos'è il gelato
buono, grande e squisito
è il mio cibo preferito.
Cioccolato, menta e nocciola,
mentre lo mangi il tempo vola;
lampone, fragola e limone,
solo a guardarli diventi ciccione.Corro subito dal gelataio,
ma se trovo chiuso è un gran bel guaio.
Lo stomaco brontola a più non posso
-Aprimi subito!- di rabbia son tutto rosso.
Entro di scatto e ordino un cono gigante:
-Voglio cinque palline super squisite!-
-Son tutte finite, vuoi due granite?-
Il gelataio mi guarda disperato:- Non è rimasto neanche un gelato!-
Torno a casa triste e sconsolato
e faccio fuori un chilo di cioccolato.

Gelato... in prosa

“Gli uomini, quando mangiano il gelato, sembrano tanti bambini intenti a poppare. L’Italia, in questo senso, è piena di poppanti, perché tutti mangiano gelati in tutto il tempo dell’anno”.

Charles Dickens, Pictures from Italy 1844-45

"In inverno il corso è anticipato al primo pomeriggio. Le carrozze si fermano una mezz' ora, la gente scende, passeggia, incrociando i bellimbusti che esibiscono i loro splendidi purosangue. Sulla via del ritorno, se è caldo, ci si ferma a prendere un gelato in Corsia dei Servi, poi un salto a casa per cambiarsi e di corsa alla Scala.

(....)

Verso la metà della serata il cavalier servente dà ordine di portare i gelati. C'è sempre qualche scommessa in ballo e la posta in palio è sempre rappresentata dai sorbetti che sono divini. Ce ne sono di tre specie: gelati, biscuit e pezzi duri. E' una conoscenza che vale la pena di fare. Ancora indeciso a quale delle tre qualità dare la palma ogni sera ripeto l'eperimento"

Stendhal, Roma, Napoli e Firenze, 1817

"In Italia nel secolo XVII, una principessa diceva, sorbendo con delizia un gelato la sera d'una giornata molto calda: "Peccato che non sia un peccato!".

Stendhal, Cronache italiane - I Cenci

"Ma nello sfolgorio dell'attuale realtà, la vita di un tempo, così nitida nel ricordo fino a un attimo prima, si dissolveva senza lasciar tracce, tanto da farle dubitare di averla davvero vissuta. Era qui: oltre i confini della sala da ballo non esistevano che le tenebre, avvolgenti tutto il resto. Stava gustando un gelato al maraschino; lo reggeva con la mano sinistra in una conchiglia dorata e lo assaporava con gli occhi socchiusi.

(.....)

Allora Léon propose di uscire dal teatro e di andare a prendere un gelato in qualche posto. "Ah! Non ancora! Restiamo!" disse Bovary "Lucia ha i capelli sciolti; ci sarà di sicuro una scene tragica." Ma la scena della follia non interessava affatto Emma, e la recitazione della cantante le pareva esagerata. "Grida troppo" disse, rivolta a Charles, che stava ascoltando. "Sì,... forse... un po'" rispose lui, indeciso fra la sincerità del proprio piacere e il rispetto che nutriva nei confronti delle opinioni della moglie. Poi Léon disse, sospirando: "Fa un caldo..." ...... Il signor Léon posò delicatamente il lungo scialle di pizzo sulle spalle di lei, e tutt'e tre andarono al porto, e sedettero all'aria aperta, davanti alla vetrina di un caffè. ....ben presto la conversazione languì.Sul marciapiedi passò gente che usciva da teatro, canticchiando o sbraitando a squarciagola: O bell'alma innamorata! Allora Léon, atteggiandosi a dilettante, si mise a parlare di musica. Aveva visto Tamburini, Rubini, Persiani, Grisi, e in confronto a loro Lagardy non valeva nulla.

"Eppure," lo interruppe Charles, affondando il cucchiaino nel gelato al rum "si dice che all'ultimo atto sia meraviglioso; mi dispiace di essere venuto via prima della fine, perché cominciavo a divertirmi."....

Intanto i tavolini tutt'intorno andavano svuotandosi; un cameriere venne a mettersi con discrezione accanto a loro; Charles capì ed estrasse il borsellino, Léon lo trattenne per un braccio e non dimenticò neppure di lasciare come mancia due monete d'argento che fece tintinnare sul marmo del tavolino.

Gustave Flaubert, Madame Bovary, 1857

 

Nel 1872 uscì un romanzo in due volumi di F. Petrucelli della Gattina dal titolo "Il sorbetto della Regina" per l'editore Enrico Politti di Milano. Purtroppo non ve ne possiamo dare anticipazioni .... perché non lo abbiamo letto!

Ai gelati grossi come la luna piena, duri da dovervi conficcare profondamente il cucchiaio, di crema alla portoghese, di frutta, di fragole, di caffè del Levante, di cioccolato, si alternavano le formette, gelati più piccoli, più leggeri, formati a sfera, a romboide, a noce di cocco e contenute graziosamente in certe conchiglie rosa o azzurre di cristallo, e filetti d'oro; agli spumoni, metà crema e metà gelato, di tutte le mescolanze (....). Per due minuti non si udì che un tintinnire di piattini, di bicchieri; ma le più entusiaste erano le signore che vedevano apparire gli spumoni, dai colori seducenti nella loro tenerezza, dal candido fiocco di spuma nel mezzo, e davano un gridolino di commozione e tendevano le mani involontariamente, mentre altri più taciturni, più attivi, sorbivano la gramolata dopo la formetta e assaggiavano il gelato dopo lo spumone, tanto per paragonare.
Matilde Serao, Il paese di Cuccagna, 1890

"Il caldo ardore del vivere pareva consegnato alle cose, alle torri: si placava nei gelati."

Gadda, Adalgisa, 1944

 

Gelato... nella narrativa contemporanea

S. Benni, Il bambino del gelato, in Bar Sport, Feltrinelli, 1976, pp.40-41.

Un povero gelataio alle prese con un cliente bambino....

 

S. Benni, Comici spaventati guerrieri, Feltrinelli, 1989, pp.85 sgg.

Una sera in una gelateria, fra bambini, gusti strani e camerieri....

 

R. Campo, Mai sentita così bene, Feltrinelli 2000, p.101.

Parigi, una serata fra amiche... e ci spunta anche un gelato.

 

Wu Ming 5, Free karma food, Rizzoli 2006, p.89.

Marketing e gelato in un romanzo apocalittico

"I bambini correvano qua e là gridando davanti alla casa, poi si riunivano sotto il portico a mettere il gelato nel contenitore di latta tra due strati di ghiaccio e sale grosso: quando si era raffreddato ben bene, sollevavano il coperchio e con il mestolo si riempivano le scodelle di crema fredda e dolce".
K. Edwards, The Memory Keeper’s Daughter, 2005 (ed. italiana: Figlia del silenzio, 2007)